Bacco? È femmina
Produttrici, enotecarie, sommelier ed enologhe: che il mondo del vino si stia colorando di rosa? Pare proprio di sì. Dalla Sicilia al Trentino, dalla Lombardia al Lazio, non esiste oggi regione italiana dove le donne non stiano dando prova di grande professionalità in uno dei tanti campi legati alla vite, inclusa la ristorazione e il giornalismo. “Attualmente”, ci racconta Paola Longo, enotecaria a Legnano e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Le donne del Vino, “il 30 per cento della filiera vinicola italiana è in mani femminili. È un’imprenditoria che funziona molto bene. Basti pensare a nomi di altissimo profilo, come Donnafugata o Berlucchi, aziende saldamente femminili, o al fatto che nella nostra associazione contiamo più di seicento produttrici, molte delle quali figlie d’arte. Donne, per così dire, nel cui biberon oltre al latte c’era il vino. Non è forse un caso che le aziende femminili legate al mondo vino falliscono meno delle altre”.
Sono dati che fanno riflettere, soprattutto se confrontati con le realtà del resto del mondo, per lo più ancorate a mani maschili, e che fanno piacere. Per una volta, non dovremo chiedere quote rosa: decisione, professionalità, organizzazione e forse anche un pizzico di intuito, hanno rotto il pregiudizio secondo il quale per ottenere un buon vino, e magari anche per gustarlo, occorra un uomo. Sorride Paola Longo: “Direi che in questo settore le donne hanno qualche marcia in più: non solo sono predisposte ad apprezzare le qualità organolettiche del vino, ma sono anche sensibili al suo aspetto ludico, così strettamente legato al piacere, e a tutto ciò che sta intorno alla bottiglia: come la si presenta, come se ne parla. L’enoteca femminile, per esempio, è solitamente più accogliente e curata, anche nella presentazione dei prodotti”. Insomma, se un tempo il connubio donne e vino faceva storcere il naso (e anche nella mitologia il ruolo principale spettava a Bacco-Dioniso, mentre le Baccanti si limitavano a vagare per i boschi in preda all’estasi), oggi siamo di fronte a una realtà produttiva di primo piano. Ciò non significa che una donna che voglia dedicarsi a una delle tante possibili professioni legate al vino, non debba rimboccarsi le maniche un paio di volte in più. A partire dalla passione, che deve essere sincera e profonda. “Il vino va amato”, ci dice ancora Paola Longo. “Chi pensa solo al business va poco lontano. Se, invece, l’interesse è genuino, il mio consiglio è di procedere con umiltà, a piccoli passi. Si può iniziare con un corso di degustazione per diventare poi sommelier; conseguire master in degustazione, meglio ancora se in lingua inglese, e poi partecipare a concorsi internazionali. Nel frattempo si cresce e si acquisiscono le competenze, anche personali, per lavorare a pieno titolo in un mondo internazionale in continua evoluzione”.