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Donne premier? Nasce il “first gentleman”

Da Hillary Clinton a Sègoléne Royal, da Angela Merkel a Michelle Bachelet. Donne candidate, ex-candidate, già alla guida di uno Stato. Ma che tipo di uomo c’è dietro una grande donna?Un modello esiste: il principe consorte, stile Filippo d’Inghilterra.

 

L’ultima  si chiama Cristina Elisabeth Fernández. Capelli alla Penelope Cruz, carisma da Evita Peron, ha deciso di abbandonare il ruolo di first lady per concorrere a un altro, più appassionante e difficile: diventare il primo presidente donna dell’Argentina e prendere così il posto del marito Nèstor Kirchner che, da vero caballero, è disposto a farsi da parte. Se a illuminare l’oscurità di una politica troppo maschile sono state, in tempi ben più difficili, donne ormai appartenenti al mito come Golda Meir e Indira Gandhi.



Oggi non bastano le dita di una mano per contare i tanti capi di governo in gonnella: si pensi all’irlandese Mary McAleese, alla lettone Vaira Vīķe-Freiberga, alla cilena Michelle Bachelet o a Ellen Johnson-Sirleaf e a Luisa Dias Diogo , la prima presidente della Liberia, la seconda del Mozambico. Un primo elenco sufficiente a delineare la nuova linea di tendenza, riassunta in modo simbolico nella campagna di Hillary Clinton che, dopo essere stata la più importante first lady della terra, ha finalmente deciso di combattere in proprio. Per come stanno andando le cose, quindi, dopo essere stato presidente della nazione più potente del mondo, Bill Clinton potrebbe diventare “first gentleman” della prima presidente donna degli Stati Uniti. Un ruolo che mal si accorda con la secolare tradizione culturale che vuole gli uomini in primo piano e le donne, pur grandi che siano, un po’ defilate, nell’ombra. A sostenere, a suggerire, ad appoggiare. Viene quindi spontaneo chiedersi: sarà all’altezza (lui)?  

 

A giudicare dalla recente vicenda di François Hollande e Ségolène Royal, le cose non sono affatto semplici, se dopo una vita insieme, quattro figli e un partito in comune, al fallimento delle elezioni è seguita, a sorpresa, la separazione. Colpa della politica? Della troppa esposizione mediatica? Quale sia la risposta, la sensazione è che uno sfondo sbiadito risucchi Hollande come pure Joachin Sauer, il marito ombra di Angela Merkel, o Pentti Arajärvi, il compagno che la presidente della Finlandia Tarja Halonen ha frettolosamente sposato dopo quindici anni di convivenza per non avere problemi con i complessi protocolli internazionali.  Perfino i media si dimenticano di prestare attenzione a questi primi signori. Certo, anche a loro può capitare di essere oggetto dell’attenzione di paparazzi, come è accaduto a Peter Davis, il disinibito marito di Helen Clark, premier della Nuova Zelanda dal 1999. Ma di fatto nessun giornale spreca spazio per la marca delle loro giacche, per il taglio dei loro capelli o per i regali (banali pipe e cravatte? antiquate stilografiche?) ricevuti durante l’ultima visita ufficiale.

 

Per farsi qualche idea sulle loro caratteristiche, non resta allora che  rispolverare vecchi libri di storia o frugare nelle biografie di Lord Philip Mountbatten e di Henri de Laborde de Monpezat. Chi sono costoro? Semplice: i principi consorti, veri e ancora imbattuti prototipi di questo nuovo ruolo politico e sociale. Il primo dell’infaticabile regina d’Inghilterra; il secondo diMargrethe di Danimarca. Uomini titolati che ricoprono prestigiose cariche onorifiche o si dilettano a scrivere libri e a produrre buon vino. Eppure, a guardarli sorge un sospetto: che la loro grandezza stia nel riuscire a essere quasi invisibili?