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Mutuo? Nessun problema anche se…

Gli italiani, si sa, adorano il mattone. Secondo una statistica 2006 del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), le famiglie proprietarie di un immobile superano l’87%. E i numeri, con tutta probabilità, cresceranno ancora: le giovani coppie, coloro che determineranno l’andamento del mercato dei prossimi anni, sembrano infatti preferire l’acquisto di una casa alla possibilità dell’affitto. La maggior parte dei proprietari di immobili, naturalmente, non paga in contanti, ma ricorre a un finanziamento: un mutuo.

Fra gli italiani e il mutuo, insomma, è amore. Il motivo? Senza dubbio i (bassi) tassi d’interesse: nel 2003, con un tasso di riferimento al 2%, si è toccato il minimo storico dal dopoguerra a oggi. Solo dieci anni prima i tassi erano a due cifre (10,5%) e nel 1983 era stato raggiunto addirittura il 19%. L’equazione, quindi, è semplice: più i tassi sono bassi, minori sono i sacrifici (costo della rata e durata del finanziamento) e maggiori i vantaggi. 



Nell’estate del 2007, però, accanto alla parola mutui, è stato accostato il termine crisi. Che cosa è successo? Innanzitutto è bene distinguere fra ciò che è avvenuto negli Usa, la tanto citata crisi dei mutui subprime, e quello che accade da noi. I mutui subprime sono prestiti concessi a clienti che, per vari motivi, faticano ad accedere al credito: perché hanno un reddito basso o un lavoro instabile o, nei casi più gravi, storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti, fallimenti e ritardi. Sono quindi debitori ad alto rischio di insolvenza. Subprime vuol dire proprio questo: stanno sotto (sub) i clienti migliori (prime). Perché le banche Usa si sono rivolte a questi clienti? Semplice: per allargare il loro giro di affari. Quando, però, i tassi sono saliti, molti di loro sono diventati insolventi, hanno iniziato a non pagare le rate con regolarità, mettendo così in crisi il sistema.
In Italia, però, non sta accadendo niente di tutto questo. Le banche italiane non hanno puntato su clienti poco affidabili e il sistema, quindi, resta sano. È vero, però, che i tassi sono saliti: l’Abi (Associazione bancaria italiana) ha calcolato che se nel 2003 l’interesse medio dei mutui in Italia era del 3,78%, a fine novembre 2007 il valore era passato al 5,71%. Due punti percentuali che potrebbero portare una rata di un mutuo a tasso variabile da 800 euro mensili a superare i mille euro. Il problema, per chi vuole comprare casa, è proprio questo: niente crisi, niente stravolgimenti (i tassi non si impenneranno, al massimo saliranno ancora) ma, certo, un po’ più di fatica a far fronte alla rata che, mese dopo mese, negli ultimi anni è cresciuta.