In realtà non è nulla di nuovo. L’ira nasce con l’uomo stesso. Era uno strumento che garantiva
la sopravvivenza. In caso di attacco, la rabbia poteva far fuggire il nemico, oppure, innescando la produzione di adrenalina, permetteva di affrontare un combattimento con maggior forza e quindi con maggiori possibilità di vittoria. In gioco c’era la vita.
Ora le cose sono cambiate: nella maggior parte dei casi non si esplode per difendere la propria vita, ma per difendere un proprio diritto che ci sembra violato, o perché un individuo o una circostanza si frappone fra noi e l’oggetto del nostro desiderio (la persona amata o anche solo un parcheggio nell’ora di punta).
Vivendo in una società, essendo sempre attorniati da altre persone, spesso l’aggressività non può trovare libero e immediato sfogo. La tensione, però, deve essere scaricata in qualche modo e così si trasferisce la propria rabbia su persone, o oggetti, che permettono maggiore libertà (un familiare, un collega o addirittura il computer!). Questo è decisamente il meccanismo più diffuso, ma purtroppo ha delle conseguenze che sono poi difficili da gestire. Si intesiscono i rapporti interpersonali, si trasmette un’immagine deteriorata di sé e, non ultimo, il senso di colpa di aver maltrattato chi era estraneo al problema è più spiacevole della stessa frustrazione subita.
L’alternativa a questa reazione è non sfogare il proprio disappunto e trasformare questa energia in un sintomo psicosomatico. Così ne risente l’organo più vulnerabile dell’individuo e a lungo andare insorgono disturbi funzionali fisici (gastrite, cefalea, colite) o psichici, con varie forme di nevrosi.
A tutto questo si può cercare di porre rimedio. È quanto si prefigge un gruppo di psicologi inglesi che ha fondato l’Associazione per la gestione della rabbia, con corsi sull’autocontrollo. Da questi incontri sono emersi alcuni consigli che risultano essere particolarmente efficaci nel gestire le proprie reazioni.
Pensare – è importante non reagire di impulso, ma valutare bene le conseguenze delle nostre azioni.
Ascoltare – le opinioni sono soggettive, è normale che ci siano delle differenze. Per questo è necessario tenere in considerazione i pensieri altrui.
Osservare – l’80% della comunicazione non è verbale, ma riguarda il linguaggio del corpo. Osservando l’interlocutore si possono cogliere molte più sfumature sulle sue reali opinioni.
Verificare – chiarire a fondo la situazione, non permettere che rimangano fraintendimenti.
Immedesimarsi – l’empatia aiuta molto a sedare la rabbia. Valutare il punto di vista dell’altro, tenere in considerazione le sue emozioni aiuta a ridurre la tensione da entrambe le parti.
Non prenderla sul personale – le azioni altrui spesso non dipendono da noi.
Allontanarsi fisicamente – se ci si sente al limite, la cosa migliore è allontanarsi fisicamente da chi ci sta facendo perdere il controllo. Questa semplice azione aiuta a mantenere la lucidità.
Confrontarsi – parlare con amici o familiari esterni alla situazione aiuta a vedere con più chiarezza. Meglio se le persone in questione sono dotate di una buona dose di ironia e quindi in grado di sdrammatizzare.
Tenere un diario – per scrivere bisogna pensare. Questo chiarisce le situazioni e i propri sentimenti. Inoltre è un ottimo sistema per monitorare la frequenza degli attacchi d’ira e le situazioni più a rischio.
Procurarsi gratificazioni sicure e immediate – riversare l’energia fornita dalla rabbia sullo sport o su un hobby. In questo modo si scarica l’accumulo di adrenalina in azioni positive.