Press | Contattaci | Links | Cerca nel sito
magazine
Caro diario

 C’è chi lo considera solo un’abitudine da ragazzina innamorata e incompresa, uno sfogo che inizia sempre con le fatidiche parole: Caro diario... E se, invece, scrivere fosse un’esperienza adatta a tutte le età? Se, a quindici come a settant’anni, mettere nero su bianco le proprie impressioni fosse un modo per conoscersi, stare meglio o avere più coraggio?

A tutti verranno in mente le pagine che Anna Frank scrisse nascosta in una soffitta di Amsterdam e che, molto probabilmente, l’aiutarono a mantenere, misteriosamente, la serenità in una situazione di indicibile violenza. Ma il bisogno di scrivere non sorge solo in casi eccezionali, quando ciò che ci sta intorno sembra andare a rotoli. Alla pagina bianca ci possono condurre la voglia di parlare di noi stessi rileggendo le esperienze, registrare ciò che ci accade durante il giorno, le persone che incontriamo, le esperienze che ci cambiano in meglio o in peggio, le piccole grandi tragedie della vita di tutti i giorni.



Tenere un diario, insomma, può diventare un’esperienza conoscitiva importante. In alcuni casi può dare inizio a un vero e proprio interesse letterario, i cui esiti non si possono prevedere. Lo dimostra la storia di Doris Lessing, premio Nobel per la Letteratura 2007, che dell’autobiografia e dello scavo profondo nella propria vita attraverso la scrittura ha fatto la chiave di volta della propria identità di scrittrice.

Certo, non tutte siamo destinate ad essere grandi scrittrici né, come Oscar Wilde, potremmo accontentarci del nostro quadernetto per soddisfare la voglia di leggere qualche buona pagina. Tuttavia, non sono pochi i casi in cui i diari, soprattutto a distanza di tempo, possono diventare interessanti per coloro (storici, sociologi e così via) che vogliano avere un’idea della società presente e passata arricchita dallo sguardo di persone comuni. A Pieve Santo Stefano, vicino ad Arezzo, c’è addirittura una fondazione che contiene, nell’archivio, più di 5mila diari. Una vera e propria “casa della memoria”, importante soprattutto oggi, epoca in cui si avverte sempre più la sgradevole sensazione di non riuscire a lasciare traccia di sé: la vita corre in fretta, le giornate si accavallano, i computer si accendono, si spengono e talvolta si rompono, inghiottendo nel loro vuoto anche i nostri ricordi. A tanta volatilità, perché non provare a opporre la lentezza di un quadernetto, di una penna e di un angolo di tempo tutto per sé?