Stando al luogo comune, malissimo. Tradizione vuole, infatti, che vi sia una gerarchia piramidale all’interno della famiglia, testimoniata dai differenti stipendi, con in testa lui, il pater familias. Eppure, non necessariamente le cose debbono andare a rotoli se a portare a casa la migliore busta paga è la donna. E’ il caso delle coppie che si sono formate a carriere avviate, e che organizzano la propria vita familiare anche sulla base dell’oggettiva importanza delle rispettive professioni: chiaro fin dall’inizio, il differente guadagno difficilmente diventa oggetto di contesa o frustrazione.
Ma se il divario si manifesta quando la coppia si è costituita da tempo e su altri presupposti? Dipende da come i due affrontano la situazione: se c’è spirito di collaborazione o, come a volte accade nonostante l’amore, un’insana competizione. Prendiamo per esempio lui: come reagisce allo scatto di carriera di lei? Ne riconosce il valore oppure inizia a rimuginare immaginando banali vendette affettive? Stima la compagna per i successi che consegue oppure non perde occasione per denigrarla? Dall’altra parte, lei: mette il denaro al servizio della famiglia oppure tende a tenerlo per sé, magari per affermare la propria supremazia? Stima meno il marito o ne coglie i momenti difficili?
La reazione dipende anche dal contesto sociale e culturale in cui la coppia è immersa. Diciamolo francamente: non tutti hanno superato i vecchi schemi di una millenaria cultura maschilista. Nemmeno le donne. Basti pensare a quante madri storcerebbero il naso di fronte a un avanzamento economico della nuora, ai danni del prestigio del figlio prediletto, ma anche a tutte quelle donne, giovani e meno giovani, che per timore di urtare la sensibilità del loro compagno rinunciano scegliendo di stare un passo indietro. Un danno per loro, ma anche per la società, che perde cervelli brillanti. Che sia il caso di cambiare le cose lo dicono i tempi e le statistiche. Ma ben 84 posizioni non sono poche. Occorre darsi da fare. Il miracolo attende.