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Riunione o pannolini?

Rientrare al lavoro dopo la maternità non è sempre facile, soprattutto se siamo state via per molti mesi. E le difficoltà che incontriamo dipendono in realtà più dalla nostra situazione personale che dal contesto lavorativo: il rapporto con il marito/compagno, il figlio (Dorme? È in buona salute?), la carriera che abbiamo scelto, gli aiuti a casa di cui disponiamo e, ultimo ma forse primo per importanza, la nostra età e il nostro grado di soddisfazione professionale.

Generalizzare, quindi, è difficile. Esistono però sentimenti e situazioni-tipo. Fra i più comuni, la delusione nello scoprire che tutto è andato avanti anche senza di noi.
Ce ne siamo andate credendo di essere indispensabili e invece non solo il nostro lavoro è stato svolto da qualcun altro, magari anche brillantemente, ma si sono creati nuovi legami fra i colleghi.


A questa sensazione di estraneità, che spesso svanisce nel giro di poco tempo, si accompagna una nuova realtà: al lavoro si può arrivare stravolte da una notte insonne, irritate da un estenuante capriccio mattutino, ma anche impazzite per la felicità di aver visto far capolino dalla gengiva la linea bianca del primo dentino. Tuttavia, non sempre possiamo parlarne con i colleghi. Capita, certo, di trovare appoggi, ascolto; ma non sempre, specie se siamo le prime ad avere un figlio. Meglio, allora, non insistere e aspettare. Pappe e pannolini sono infatti un tema appassionante solo per chi ci sta passando attraverso. Un altro aspetto delicato è la gestione in parallelo dell’attenzione per il lavoro con quella per il figlio. Se prima era la gravidanza ad aver interrotto la carriera, ora è il lavoro a poter essere sentito come intrusivo perché interrompe il legame che tanto faticosamente abbiamo instaurato con il nostro bambino. Così, situazione frustrante, non ci si sente mai a proprio agio: quando si è a casa si pensa al lavoro che non si è svolto o alle occasioni che si stanno perdendo. E quando si è lavoro, soprattutto se non abbiamo lasciato nostro figlio nelle mani di qualcuno di cui ci fidiamo completamente, non facciamo che pensare a lui. Avrà ancora la febbre? Perché piange quando lo lasciamo al nido? La nonna lo vizierà troppo?

E’ spesso questo il momento in cui le donne iniziano a pensare al part-time, specchio perfetto del sentirsi divise in due: metà per la famiglia, metà per il lavoro. Una buona soluzione? Forse. Prima di prendere qualunque decisione, però, è meglio riflettere a lungo. Perché i figli crescono, e anche in fretta, e le decisioni prese sotto la pressione della stanchezza del loro primo anno di vita, non sempre sono le migliori.