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Avvolti in un caldo abbraccio di sabbia

Il potere curativo della sabbia calda è noto sin dal tempo dei Romani per i benefici che apporta all’organismo e alla circolazione. La psammoterapia è la tecnica che ne utilizza le proprietà. La si può applicare nei mesi caldi, quando il calore del sole le consente di sprigionare tutte le sue virtù.

di Caterina Somma

 

La testa, grondante di sudore, spunta da una montagna di sabbia, al di sotto della quale il corpo, immobilizzato, si consuma sotto temperature torride. La psammoterapia, in altre parole la tecnica delle sabbiature, appare come una specie di tortura cinese, a vederla dall’esterno.


In realtà, non è esattamente così. Dall’Istituto Talassoterapico di Grado, uno dei pochi centri in Italia, insieme a quello di Lignano Sabbiadoro, che organizzano all’interno delle loro strutture termali sedute di psammoterapia (in altri posti, benché indicati per questo tipo di cura, vige la regola del fai da te), assicurano che non è poi così spiacevole e fa benissimo a chi ha problemi di circolazione, artrosi, reumatismi, a chi soffre di infiammazioni dei tendini e dei muscoli, di obesità, rachitismo e decalcificazione ossea.

Le proprietà della sabbia marina sono da attribuire alla sua particolare componente salina, unita agli effetti dell’acqua del mare: i sali e gli elementi organici presenti, che possono variare significativamente, derivano da un processo di autofiltrazione conseguente all’azione del moto ondoso. A questo, si aggiunge l’effetto del calore sprigionato (effetto termoterapico), ottimo soprattutto per curare distorsioni, le forme post-traumatiche e i dolori di schiena causati da uno sforzo o da un raffreddamento. Un ciclo di sabbiature, insomma, equivale a qualche seduta dal fisioterapista.

In generale, gli effetti prodotti sono sia termici che chimici. I primi non sono dissimili da quelli prodotti dalle cure di fanghi e acque calde. I secondi, invece, comportano mutamenti della circolazione, sia a livello superficiale, ovvero della cute, sia più internamente: si attivano, infatti, processi metabolici che migliorano il trofismo (processo di nutrizione) cellulare e facilitano l’eliminazione delle scorie.

La tecnica consiste nel far sdraiare l’individuo in una buca precedentemente scavata su una spiaggia ben riscaldata dal sole, delle dimensioni sufficienti a contenere il corpo. Dopodiché, il corpo viene ricoperto completamente con sabbia calda. La testa, lasciata libera, dovrebbe preferibilmente rimanere all’ombra. Per problemi localizzati, come artrosi e reumatismi, sono possibili anche bagni parziali che lasciano scoperte parti del corpo più ampie. Il bagno di sabbia ha una durata media di 20 minuti ma, dietro consulenza medica, può prolungarsi progressivamente fino ad un’ora. Il parere di uno specialista è sempre raccomandabile poiché anche questo tipo di cura, apparentemente senza possibili effetti collaterali, ha delle limitazioni. È controindicato laddove esistano processi infettivi o infiammatori acuti in corso, o delle cardiopatie. Esclusi questi casi, la pratica può essere utilizzata tranquillamente da giovani e anziani. Basta seguire alcune regole d’oro, come proteggere la testa mentre si sta al sole, non esporsi mai nelle ore più calde e prestare attenzione alle correnti d’aria. Le sabbiature, infatti, fanno sudare e può bastare un alito di vento un po’ più fresco per causare il classico colpo d’aria.

La psammoterapia viene spesso associata alla balneoterapia in acqua di mare e ad altri specifici trattamenti termali. Essendo una cura che sfrutta il calore del sole, può essere effettuata unicamente durante i mesi più caldi dell’estate, solitamente da metà giugno ai primi di settembre.

 

Curiosità

La psammoterapia (dal greco ‘psammos’, sabbia) ha origini antichissime. Veniva praticata già ai tempi dei Romani e le prime notizie di impiego ci arrivano da Erodoto e Seneca, e dal medico bizantino Oribasio. Stando alle testimonianze, la tecnica con cui si esegue oggi è rimasta praticamente la stessa.


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