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Quattro ruote tutte rosa

In principio fu la Y10. Poi la Micra. Oggi la Mini. Breve storia delle auto più amate dal gentil sesso: che non disdegna qualche cavallo in più…

 

In origine fu la Y10. La ricordate? Piccola ma elegante, non troppo costosa ma con la classe di una fuoriserie, lanciata nel 1985 con lo slogan “Piace alla gente che piace” e pensata con un occhio di riguardo per il pubblico femminile. Da allora, l’auto in rosa ha conosciuto una crescita inarrestabile, proporzionale allo spazio che le donne hanno iniziato a occupare nel mondo. Qualche nome storico? Sicuramente la giapponese Nissan Micra (1992). Ma anche la Renault Clio (1990), la Mercedes Classe A (1997), la Smart (1998), la Toyota Yaris (1999).

 

Che cosa cercano le donne in un’auto? La questione è controversa e le ricerche sull’argomento evidenziano diverse categorie di motivi.



Da una parte l’estetica: l’auto deve piacere, essere “simpatica”, tenera, con forme tondeggianti e un’espressione che ricordi vagamente un cucciolo. Si spiega così il successo della Renault Twingo, della Citroen C3 Pluriel, della Nissan New Micra, con i loro occhioni tondi. C’è poi l’elemento pratico: servosterzo, finestrini elettrici, cambio automatico sono elementi di grande comodità, e una volta provati non si torna più indietro. O quello della personalizzazione, con la sempre maggiore scelta di colori e materiali. Ma non è tutto: alle donne, soprattutto giovani, piacciono molto anche le auto un po’ “cattivelle”, scattanti, potenti. Proviamo a chiedere alle amiche (o a noi stesse!) “che macchina ti piacerebbe avere”, e inizieremo a sentir girare nomi considerati decisamente maschili, come Alfa Romeo e Bmw, per non parlare di chi sogna Porsche e Jaguar.

 

Tutto ciò conduce a una domanda: esiste davvero un’auto più rosa delle altre? Una risposta concreta provò a darla tre anni fa la Volvo (che da almeno un ventennio vanta donne fra i suoi consulenti e che negli Usa ha il 56% degli acquirenti di sesso femminile), con la Ycc, un’auto per le donne pensata e progettata da un gruppo di donne: senza cambio, ma con il vano borsetta, il porta ombrelli e anche il secchio dell’immondizia.

 

La Ycc, però, rimane per ora una concept car, cioè un’auto destinata non alla produzione di massa, bensì al solo studio di soluzioni innovative. Ma l’auto dei sogni esiste. Non c’è forum, intervista, chiacchierata fra amiche che non si concluda con un nome: quello della nuova Mini (oggi del gruppo Bmw), la nipotina della storica Mini Morris (1959), l’auto simbolo della Swinging London e degli anni ’60, su cui hanno iniziato a godersi un po’ di indipendenza le nostre mamme e le nostre nonne. Tante versioni (adesso anche una con motore diesel, la Mini D), possibilità di personalizzazione quasi infinite (250 optional che danno luogo a 200 mila combinazioni!), un look modaiolo e vincente e motori che vanno dai “tranquilli” 95 cavalli della Mini One ai 175 della Mini Cooper S. Che, per le meno avvezze ai dati tecnici, vogliono dire una velocità massima di 225 chilometri all’ora. Vi basta?