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Il coraggio del futuro

Un miracolo di vecchio e nuovo, di rispetto per il passato e di audacia progettuale. Sullo slancio delle Olimpiadi del ’92, Barcellona ha saputo reinventarsi e non si è ancora fermata. Andarci per un weekend lungo? Niente di più indicato. Ecco tre idee per godersi la vivace e orgogliosa capitale della Catalogna.

 

Gaudì, impossibile non amarlo. Non si può capire Barcellona senza passare da Antoni Gaudì, il geniale architetto modernista nato nel 1852 e morto nel 1926, investito da un tram proprio davanti alla Sagrada Familia, la sua opera più controversa. La visita alla Barcellona di Gaudì può iniziare dal Parc Guell, a nord del quartiere di Gracia (bello da percorrere a piedi, con le sue piazzette ancora “vere”): doveva essere una città-giardino da sessanta villette con vista mare (ne furono costruite solo due, in una visse proprio Gaudì), fallì e oggi è un parco pubblico originalissimo.



Avvicinandosi al mare, sul Passeig de Gracia si trovano sia casa Mila (la Pedrera), sia casa Batllo, quella che sembra un drago e probabilmente è ispirata proprio al mito di San Giorgio (non a caso, San Jordi è il patrono della città). Entrambe si possono visitare, non farlo sarebbe un peccato. Il percorso si chiude alla Sagrada Familia, l’enigmatica chiesa iniziata nel 1884 e non ancora conclusa. Il progetto originale prevede 18 torri, la principale di 180 metri. Si vedrà.

 

Raval, vecchio e nuovo insieme. Una volta si chiamava Barrio Chino, perché il suo affollamento (e le precarie condizioni abitative) faceva pensare alle città cinesi. La migliore guida a questo quartiere, sul lato destro della Rambla per chi scende verso il mare, è uno dei tanti romanzi di Manuel Vazquez Montalban: magari Il centravanti è stato assassinato verso sera, ambientato negli anni che precedono le Olimpiadi, in cui pare di sentire il rombo delle ruspe che plasmano la nuova città. Il Raval è un compendio straordinario di vecchio e nuovo: le strette strade fiancheggiate da edifici del Cinque e Seicento si aprono improvvisamente in grandi piazze luminose, in cui si rivelano inattesi edifici d’avanguardia, come il candido e iper-razionale Museo di Arte Contemporanea. L’atmosfera è moderna e cosmopolita, un po’ come a Parigi davanti al Centre Pompidou. Scendendo verso il mare, d’obbligo un giro al mercato della Boqueria, sempre affollato, vivace e pieno di fascino, dove frutta, pesce, carni, uova, spezie, dolci sono esposti in modo artistico e dove si può anche pranzare.

 

Barceloneta e il Born, popolari e chic. Per molti abitanti, la chiesa di Santa Maria del Mar è la “vera” chiesa di Barcellona, più della Cattedrale (imprescindibile un recentissimo romanzo, La cattedrale del mare, dedicato proprio alla sua nascita, nel XIV secolo). Intorno a questa chiesa gotica si stende il quartiere del Born: la zona più “cool” della città, una specie di Soho in cui è piacevole perdersi fra negozi di moda e di design, bar, ristoranti e musei, fra cui quello di Picasso ma anche quello del Tessile e dell’Abbigliamento. Il Born è anche una zona piacevole per passare la serata, presso uno dei numerosi ristorantini con tavoli all’aperto. In alternativa, ci può spostare di poche centinaia di metri verso sud, nel quartiere di Barceloneta. La “Piccola Barcelona” era un quartiere di pescatori: dopo anni di abbandono, sta tornando alla moda e vi si trovano buoni ristoranti di pesce. Più commerciali quelli che si affacciano sul mare, un po’ più intimi quelli nelle viuzze interne.