Nel mese di Aprile si è conclusa la seconda edizione di “Nel mio intimo c’è la Vita!”, il progetto benefico di educazione ed assistenza igienico-sanitaria fondato e sostenuto da Chilly, in collaborazione con Pangea, che da Aprile 2008 ha visto come beneficiarie le donne dell’Afghanistan.
Di seguito vi raccontiamo due tra le storie delle numerose donne Afgane, protagoniste del Progetto, che dimostrano quanto la collaborazione tra Chilly e Pangea sia riuscita a cambiare e migliorare in modo concreto le loro condizioni di vita.
Malika è una donna di 34 anni residente nell’area di Dasht-e-Barche di Kabul che, grazie a “Nel mio intimo c’è la Vita!”, ha potuto risolvere i propri problemi di salute di natura ginecologica, ottenendo benefici che sono andati ben oltre la dimensione della sfera fisica.
Malika sembrava impossibilitata ad avere figli e per questo aveva seri problemi coniugali, costretta a subire maltrattamenti psicologici.
Grazie a “Nel mio intimo c’è la Vita!”, Malika ha potuto rivolgersi ad una delle responsabili del Progetto ed avere così accesso alle visite ginecologiche necessarie a individuare l’origine del suo problema. Un’accurata ecografia ha indicato chiaramente che Malika non aveva alcun problema di infertilità permanente, ma piccoli problemi ginecologici, facilmente risolvibili. Le sono quindi state prescritte specifiche cure e il medico l’ha rassicurata sulla possibilità di avere figli entro pochi mesi dalla guarigione.
Come dimostra questa storia, l’impegno di Chilly e Pangea verso l’universo femminile riesce, attraverso la risoluzione di problematiche igienico-sanitarie a fornire anche un importante sostegno psicologico alle donne che possono recuperare così la propria autostima all’interno della propria famiglia e della comunità.
Shakila è una ragazza di 22 anni che, a causa della perdita del padre, era stata affidata allo zio e costretta a lavorare fin dall’età di 8 anni come tessitrice di tappeti.
Dopo aver lavorato duramente molti anni per lo zio, raggiunta l’età adulta, riceve una proposta di matrimonio. Lo zio accetta la proposta pretendendo però dal giovane innamorato una dote di 50.000 Afghani, cifra impossibile per il pretendente. Il ragazzo allora inizia a lavorare duramente e, nei due anni successivi, riesce a raccogliere la metà della cifra, chiedendo in prestito la somma rimanente. Finalmente, a metà del 2008, Shakila e il giovane riescono a sposarsi.
Dopo due mesi dal matrimonio, Shakila inizia a soffrire di problemi ginecologici legati a piccole perdite emorragiche. Non potendosi permettere un ginecologo qualificato, si reca da un medico di zona, il quale, senza effettuare alcuna ecografia, prescrive un raschiamento.
L’intervento si rivela talmente inappropriato che, invece di risolvere il problema, le causa un’emorragia ancora più forte. La donna, però, non potendo contare su una sufficiente disponibilità economica, non è in grado di ricevere cure adeguate.
Le responsabili del progetto “Nel mio intimo c’è la Vita!”, venute a conoscenza della storia di Shakila, decidono di aiutare la ragazza e la accompagnano da un medico qualificato, il quale diagnostica una “cisti uterina”, problematica ginecologica frequente e facilmente curabile.
In occasione della seconda visita, la cisti già risulta molto più piccola e, dopo un mese di cure, Shakila è finalmente guarita.
L’intervento del progetto “Nel mio intimo c’è la Vita!” ha rappresentato per Shakila un nuovo inizio, un aiuto concreto per potersi costruire una famiglia e una nuova prospettiva di vita.